Veltroni, il lucido stratega.

Set 29th, 2008 | By admin | Category: FALCODESTRO-AGGREGATOR

Comunque finisca la vicenda Alitalia, e’ stato istruttivo constatare come il segretario del Pd Veltroni, non trovando soddisfazione nel mondo dei fatti reali, cerchi di rifugiarsi nella realta’ virtuale, costruendo scenari fantasiosi e surreali.
In questi ultimi giorni, il segretario del Pd si e’ affannato a rimarcare la centralita’ del suo partito in questa vicenda: altra cosa alla quale possono credere solo i piu’ appassionati lettori dei romanzi veltroniani.
Walter scrive ora letterine. E le scrive al presidente del Consiglio, a Berlusconi, sul futuro dell’Alitalia. La letterina è fatta per essere ripresa e titolata, inizia con un formale «Signor Presidente» e ovviamente finisce subito in agenzia. Adesso, anche un pollo capisce che Veltroni non sta scrivendo davvero a Berlusconi, ma sta scrivendo proprio perché la sua letterina finisca sulle agenzie.
In effetti, c’e’ stato un solo momento in cui Veltroni ha giocato un qualche ruolo: e’ successo quando ha fatto sponda ad Epifani su una linea negativa e ostruzionistica. Ma, vista la reazione dell’opinione pubblica, Veltroni ha capito che doveva sfilarsi dal vicolo cieco in cui si era cacciato.
Tutto legittimo, in politica: ma che questo zig-zag ci venga ora descritto come una lucida strategia, e’ un po’ troppo.
A dire la verità, al tavolo dell’Alitalia il governo aveva cominciato la partita molto male, seguendo il metodo del “così è se vi pare”, trattando a muso duro con Cgil e piloti, tenendo alta la polemica con il Pd. Poi, di fronte al baratro, si è cambiato rotta: Berlusconi ha chiamato Letta e gli ha dato i pieni poteri. Lì è cominciata la nuova tessitura. Il dialogo paziente, l’analisi separata dei punti di dissenso, l’ampliamento degli interlocutori. Letta ha chiamato D’Alema, Rutelli, Veltroni. E a casa del leader del Pd ha chiuso l’intesa con Colaninno ed Epifani. La teoria democristiana era che, suddividendo i meriti, ne avrebbe tratto comunque maggiori benefici il governo e la stabilità del sistema. È il costume di Letta, se non il suo dna. Si potrebbe concludere che il «metodo» dell’inclusione ha dimostrato la sua superiorità sul «metodo» decisionista che era invece sfiociato nella rottura sindacale.
Veltroni può dire solo che lui ci ha messo la casa, ma il lavoro lo ha fatto Letta.

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