Una mozzarella di bufala a Bassolino, prego.

Mar 29th, 2008 | By ugodepayens | Category: POLITICA NAZIONALE

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… direi che se la merita. No?

Le “autorità” italiane si sono in questi giorni consumate a forza di giurare e spergiurare che la mozzarella di bufala campana è a posto, è sana, buona e per nulla contaminata da sostanze nocive. C’è davvero da sperarlo, perché la sicurezza alimentare viene prima di qualsiasi businness, e quindi vogliamo ben credere che, se davvero un qualche rischio ci fosse per la salute dei consumatori, la commercializzazione dei prodotti caseari coinvolti sarebbe subito stata bloccata dalle “autorità” competenti.

Resta però un dubbio: sono mesi (anni?) che si va ripetendo che la vita di qualche centinaio di migliaia di Campani è stata messa a repentaglio da sversamenti illegali di materiale tossico proveniente dal Nord Italia. Altrettanto a lungo ci hanno fatto vedere immagini vergognose di strade napoletane ingombre di qualsiasi tipo di rifiuto solido urbano, ivi compresi, evidentemente, rifiuti che andrebbero smaltiti in modo assai accurato, come batterie elettriche, elettrodomestici, olii usati e via dicendo. Quando si è paventata la riapertura di qualche discarica o sito di stoccaggio, la popolazione locale si è ribellata e ha ottenuto praticamente sempre la chiusura del sito, a fronte di analisi che hanno certificato la situazione già compromessa da precedenti criminali sversamenti.

Pare (ma le statistiche vere chissà se mai le avremo) che i cittadini campani stiano morendo di tumori in modo molto sospetto, e che le patologie sarebbero da collegarsi in modo inequivocabile alla situazione poc’anzi descritta.

Mi chiedo allora, e penso sia un dubbio legittimo, se le bestie campane siano in qualche modo geneticamente modificate, respirino aria in modo diverso, bevano acqua filtrandola con qualche organo appositamente creato, mangino erba coltivata su una terra diversa da quella sulla quale vivono quotidianamente tutti i cristiani di quei paesi. No perché, altrimenti, qualcosa davvero non mi quadra: com’è che i cittadini sono a rischio, e le bufale invece siano, parole testuali, “sicurissime e controllate”?

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3 comments
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  1. Falco, anche tu fai l’errore, che fanno tutti, e questo mi dispiace. Col dire mozzarella Campana, stiamo rovinando tanta gente , che non ha nulla a che fare con questa storia. Mi spiego, il problema è in Provincia di Caserta, esattamente Zona Aversana. Le altre Zone, come la Piana del Sele, in provincia di Salerno, e quella del basso lazio non hanno nulla a che fare con questa storia. Ma purtroppo i media, fanno subito, mettendo tutto nello stesso calderone, rovinando l’immagine delle altre zone, che poi si ripercuote anche su tutta l’Italia

  2. Falcodestro e Raffaele,
    permettetemi due considerazioni:
    - il problema NON e’ la diossina. Scordatevelo. La mozzarella di bufala è solo la punta di un iceberg: la contaminazione va ben oltre la diossina ed il tipico prodotto caserario. Per capire l’entità del problema è sufficiente leggersi la ricerca pubblicata da Lancet Onchology sul triangolo della morte (triangle of death) in cui sono evidenziate statistiche di incidenza di malattie gravissime e malformazioni 5-6 volte superiori alla media nazionale;
    - in questo delirio di delinquenza e di impunità che comincia a spaventare la gente finiscono per rimetterci anche gli imprenditori onesti. Ovvio e scontato. Non si pretenderà che per salvare una parte degli imprenditori (onesti) si rischi di avvelenare per un pò milioni di persone? Cos’è che si pretende ora da un sistema marcio come il nostro, che salvi gli onesti?

    Daniele

  3. Cari raffaele e Daniele, le vostre considerazioni meritano attenzione e un maggiore approfondimento.
    In particolare mi chiedo però come faccia un cittadino bresciano, piuttosto che torinese, piuttosto che giapponese, a discriminare tra il prodotto casertano e quello dell’onesto allevatore salernitano… E’ secondo voi possibile farlo?
    Forse la regione Campania non dovrebbe lei farsi carico in prima persona di identificare in modo inequivoco la provenienza specifica del prodotto che finisce sulla tavola del consumatore?
    Avete entrambi ragione: ne va del buon nome internazionale di tutto il comparto zootecnico italiano.

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